martedì 7 luglio 2020

La resistenza "canterina" in tempo di pandemia

Una pandemia….e chi se l’aspettava? L’evento ha travolto anche la mia piccola oasi musicale e giovedì 5 marzo 2020 ho dovuto comunicare a tutti i gruppi di genitori bimbi 0-3  del Lab musica baby la chiusura immediata delle attività in modo da poter così applicare le misure cautelative previste dal contestuale decreto ministeriale.
In realtà, mossa dal mio innato ottimismo, avevo già pronto un piano B: utilizzare skype per realizzare delle micro sessioni online formate da 4\5 bambini e un adulto di riferimento per ciascuno dei piccoli.

Le sessioni si sarebbero svolte secondo un calendario settimanale così da preservare, anche se al minimo, quella ciclicità così importante per i bimbi in questa fascia d’età e mantenere, come possibile, quelle buone prassi di cura tanto necessarie allo sviluppo del mondo emotivo ed affettivo dei più piccini.
La settimana successiva alla chiusura eravamo dunque già pronti a partire con 7 gruppi skype di genitori bimbi e per tre mesi (da marzo a maggio), ogni settimana, abbiamo cantato ai piccoli riadattandoci, con coraggio, ad una  impensata , esperienza digitale.
È nato così, d’istinto, il mio progetto di “resistenza canterina” Keep Calm and Stay Singing.
Come nel mio stile ho seguito la scia del sentimento, ero certa che rimanersi accanto sarebbe stato bellissimo…ma ...non avevo programmato nulla, ne avevo avuto mai esperienze simili, restare presente era il mio unico pensiero.

Ora, ripensandoci, se avessi aspettato un attimo e fossi stata meno istintiva mi sarei chiesta:
come mantenere quel contatto fatto di sguardi, di odori, con i bimbi ed i genitori?
come condividere, per via digitale, emozioni ed affetto?
come fare musica insieme mantenendo quelle peculiarità che la rendono un evento tangibile, concreto, analogico?
come reperire quei riferimenti extraverbali imprescindibili per modulare l’incontro, come utilizzare il proprio “sentire”?
come passare con lo sguardo dall’amato cerchio (di quando si era seduti a terra intorno ad un simbolico fuoco\musica) alla linea retta, senza perdere lo sguardo di ognuno?
Queste le domande che, per fortuna, mi sono posta solo dopo aver iniziato.
Un’esigenza che si è mostrata fin dai primi incontri, in fase di programmazione, è stata quella di rendere l’attività musicale più visiva, ho aggiunto alcuni elementi di gioco (piccole sagome di personaggi, ambientazioni, disegni, pupazzi), ricercare i materiali e realizzare le idee sono stati, per me, gesti molto stimolanti, che hanno arricchito, non solo l’attività, ma tutto il mio approccio all’infanzia, di nuovi elementi creativi.
 Keep Calm and Stay Singing ha reso possibile qualcosa di unico: cantare ai bambini, insieme, in un periodo di emergenza, preoccupazione, incertezza e ridotti scambi sociali ha realizzato un immenso senso di comunità.
La musica è una cornice espressiva che definisce l'ambito della sensibilità personale, connette gli esseri umani tra di loro, fornisce una modalità comunicativa alternativa alla comunicazione verbale, permette di far fluire le emozioni, sciogliendo le paure, vivendo la gioia.

È stato possibile realizzare questa nuova modalità comunicativa seguendo il flusso degli eventi , accogliendolo e  rimanendo flessibili, riadattandosi alla nuova realtà, valorizzando le risorse personali, in modo  così da fronteggiare efficacemente la difficoltà……se è vero che i bambini imparano ciò che vivono, cantando loro e allontanando così, anche se solo per qualche istante, le preoccupazioni, i genitori hanno dato loro un grande esempio di resilienza.


 Nella foto la piccola M. mentre cantiamo mi dà "la pappa" realizzando così simbolicamente l'asse canto-nutrimento.





lunedì 6 aprile 2020

Io e la musicoterapia. Preludio.





Per me la musicoterapia è una storia di incontri e di suoni.
Tutta la mia formazione fino ad oggi, è stata così e, credo, lo sarà sempre.
Per primo l’incontro tra la musica e la terapia.
Terapia nella sua accezione più larga , che nel mio caso intende un processo di armonizzazione da collocarsi in un ambito vicino alla psicopedagogia.
Successivamente la storia dei singoli incontri, tra la mia musica e tantissime persone, i miei piccoli e grandi maestri.
Se mi fermo a pensare vedo scorrere infinite immagini, momenti di grazia, così li chiamo io, nei quali ho sentito forte, attraverso la musica, cuori e anime che hanno lasciato impronte indelebili.
Le prime immagini in assoluto hanno il nome di due ragazze: Lina e Caterina.
Era il 1995 e lavoravo come educatore professionale in un centro per disabili, molti dei quali non vedenti.
Vi siete mai chiesti come comunicare con una persona non vedente e gravemente compromessa dal punto di vista cognitivo?  Io non ci avevo mai pensato prima di allora, ma scoprirlo quanto prima era assolutamente necessario.
Quello che mi fu subito chiaro era come i codici, fino ad allora utilizzati per comunicare  , non fossero più adatti e che avrei dovuto cercare altre modalità.
Dunque….quali sarebbero stati i nuovi codici?
Il contatto? Sicuramente da usare con parsimonia per non risultare invadenti.  La sensibilità in certi contesti è altissima e la percezione amplifica qualsiasi azione proveniente dall’esterno.
Nell’atto di cura dell’altro, alcuni gesti vengono ripetuti a volte in modo automatico: il prendere le mani, guidare nel cammino, imboccare, lavare, aiutare ad alzarsi … renderli preziosi è un processo delicatissimo e complesso , da consacrare, ogni istante, sull’altare della quotidianità.
La parola? privata del suo significato diventa mero suono, un accompagnamento ai gesti che riteniamo necessario, rassicurante, più del silenzio, che esige confidenza e intesa per essere tollerato a lungo da entrambe le parti.
Lo sguardo? Cosa sa dello sguardo una persona non vedente? E di quelle qualità tattili, peculiari dello sguardo, che riconosciamo nella vita comune (lo sguardo che accarezza, che tocca… ) cosa rimane ? uno sguardo ti tocca ancora se non lo vedi ? E, se non l’hai mai visto, come puoi percepirlo?
Tante domande e poche risposte, ne ho ancora oggi, ma a quel tempo avevo poco più di vent’anni…. ero anche molto giovane.
Osservare, valutare, procedere empiricamente, avrei dovuto impegnarmi e farlo mentre ero intenta a compiere i gesti richiesti dal prendersi cura.
Che la musica potesse essere una strada me lo insegnò per prima Lina, quando, dopo pranzo, finita l’acqua nella bottiglia, iniziava a farla cadere sul tavolo, tante volte, cogliendo ogni rimbalzo, ma in un modo che oggi definirei, morbido e misurato. Non era un semplice gioco senso-motorio era qualcosa di più articolato, c’era una ricercatezza unica nei movimenti, io lo presagivo dallo sguardo estasiato e dalla minuzia con cui Lina soppesava la bottiglia trasparente (sulla quale spesso correva un raggio di sole) e ascoltava, con tutto il corpo, il suono prodotto dall’impatto con la superficie.
Aveva la concentrazione di uno scienziato, era un esploratore di fronte ad una nuova terra, un pittore davanti alla sua tela, una ballerina intenta a bilanciare gravità e muscoli per alzarsi sulle punte mantenendosi leggera come una piuma.
Quella musica che lei ricercava si nutriva dello stesso istinto creatore.
Quando rimanevamo sole, a volte lei, poggiava la mano sulla mia laringe, esternamente, “vuole che canti” mi dissero la prima volta e io, mentre cantavo, scoprivo la bellezza di diventare strumento musicale che vibra per qualcuno. La mia voce non era più solo la mia voce, era il suono della mia voce tenuta sul palmo della mano di Lina.  Una perla dentro l’ostrica, la perfezione del dono.
Poi c’era Caterina.
Caterina era molto silenziosa, non avevo mai sentito il suono della sua voce, né dei suoi passi leggeri, un corpo muto, questo mi pareva.
Riflettevo sul peso del portare il silenzio di un corpo. E di non lasciare tracce,udibili, al proprio passaggio.
Andò avanti così, per mesi, l’idea che avevo di lei, fino a quando, nell’ora di musica, non le fu dato un grosso Conga. Un corpo risonante, enorme, di fronte allo scricciolo che era, davanti a quel corpo che non lasciava tracce sonore. Senza vederlo, Caterina posò le mani sulla pelle dello strumento, in un movimento deciso che non ha bisogno degli occhi. Mani sulla pelle, ci penso ora, un contatto primordiale. Quindi il suono veloce, ritmato, forse un po' scomposto a tratti, ma pieno di gioia, un’ondata di gioia e VOCE.
Si! Caterina, suonando, usava la voce, un timbro scuro, fatto di suoni gutturali, profondi, come di viscere che sgorgano nella luce. Quindi il suono di un tamburo può dare voce, pensai.
Questa era la magia di Caterina.
Ed io avevo trovato così, con lei e con Lina la risposta alle mie domande, il suono è linguaggio, la musica una chiave espressiva e comunicativa. Per me fino ad allora era stata un piacevole passatempo. Divenne presto studio.
Avrei iniziato, da lì a poco, la mia formazione in musicoterapia.





lunedì 1 ottobre 2018

LE CANZONI ( e canzoncine ) SONO PAROLE CON LE ALI

Scegliere con cura le parole, mentre scrivo, è una cosa che  amo profondamente:  anche il testo più semplice  subisce numerose riletture e correzioni.
Allo stesso modo  amo la musica , lei è amica , compagna di viaggio, impegno quotidiano,lavoro e passione, onnipresente nello scorrere del tempo, del mio tempo.
Parole e musica, questi due miei amori,  insieme fanno le canzoni, tutte le canzoni , non  solo quelle per i grandi ma anche quelle per i piccini che adoro cantare ai bimbi ed insegnare a genitori ed insegnanti.
Mi piace perché io considero le canzoni,  parole con le ali.
La parola infatti descrive mondi finiti o immaginari e li concretizza intorno ad un senso : una visione più o meno condivisa.
La musica è invece  elemento etereo ma percepibile, è melodia e ritmo, elementi  capaci di veicolare significati e muovere le emozioni in un corpo.
Essa dona alle parole leggerezza e ali per incontrare le persone in modo veloce,semplice,diretto.
Così le parole, grazie  alla musica,è come se  guadagnassero il cielo :possono uscire dall’apparente immobilità che caratterizza  il segno nero su bianco , librandosi leggere dall’animo  di chi canta a quello di chi ascolta.
Apprezzare questo dono che le canzoni  hanno,  lo si può fin da piccini.
Se penso alla mia infanzia le canzoni sono pietre miliari, la voce di mia mamma , le melodie semplici di Sega Segòla ,Topolino Topoletto,  le “filastrocche di mani” nel cortile della scuola o nei pomeriggi di primavera con le amiche : sotto il ponte di baracca, amore tesoro, oh pony ony .
Appiccicate alle canzoni restano sensazioni corporee, le canzoni si imprimono nella memoria del corpo, sono brividi, sono calore, qualcosa al centro del petto o sulla gola.
Insomma sono emozioni corporee e, in quanto tali, le canzoni diventano ponte tra ciò che viviamo (ma anche ciò che siamo ) e ciò che vivremo ( e saremo ) ogni volta che le riascolteremo.

A  questo punto ho un ricordo, bello, legato alla mia vita professionale che parla proprio di questo.
Qualche anno fa mi trovavo in una struttura sanitaria protetta, una residenza per adulti bisognosi di assistenza sanitaria continua. In questo luogo svolgevo incontri musicali con un collega musicista e cantautore.
Un giorno ero impegnata in un incontro di musicoterapia individuale con una dolcissima nonna malata di Alzheimer .
Dopo aver cantato insieme un sacco di canzoni alla chitarra, l’incontro volgeva alla chiusura, la sensazione ovattata di fine incontro, l’aria sonnolente di quel giorno di autunno , hanno fatto si che io intonassi una ninna nanna.
E  alla fine, dopo un attimo di silenzio, la nonnina esordì dicendo: 
-Senti me ora-  intonando la sua ninna nanna, ripescata in uno scrigno del cuore, mi consegnó un ricordo timido e intimo ,sacro, ma soprattutto intatto.
-Me la cantava la mia mamma- mi disse. È complesso spiegare,ora, il misto di tenerezza , grandiosità , stupore provato in quell’istante, un istante così denso da scoppiare sul cuore .
Posso solo dire , oggi ,  che quel frammento sonoro custodito dal tempo, ma fuori da esso, affidato integro alla memoria, nonostante gli anni passati, e le limitazioni, racchiude, per me , il senso e tutta la bellezza del dono musicale che il genitore palesa nel suo canto al figlio.
Cantare al bambino è un dono prezioso che resta per sempre .
Cantare le canzoncine ( che sono canzoni piccoline e non canzoni che valgono meno) oggi , significa anche utilizzare un materiale semplice e antico, il materiale delle nostre mamme, delle  nonne, che ci prendevano sulle ginocchia e incontravano i nostri occhi, che ci stringevano a sé e ci portavano con loro cantando nei campi, con quella naturalezza  di chi ha dentro di sé gli strumenti di relazione, che li ha interiorizzati a sua volta con l’esperienza diretta ed è in grado di tramandarli in modo pregnante e inconsapevole: essere guida che accudisce i propri cuccioli come ogni adulto, nei secoli, è sempre stato.
Farsi corpo, voce, contatto, attraverso il “riuso delle canzoni” e radicarsi a questa modalità di accudimento  è quanto mai necessario oggi, mentre, sempre di più, nei nostri rapporti, si frappongono sussidi digitali, e guardarsi negli occhi a volte, è un atto fuggevole.
Cantare al bambino è utilizzare una musica, necessaria, che si fa prevenzione emotiva.
Ho letto da poco un testo bellissimo che parla dell’importanza di lasciare ai propri figli ricordi fatti di parole, spazi condivisi , giochi , ricordi belli, forti e solidi, a cui potersi aggrappare nel bisogno.. la felicità che diventa memoria.
Un modo, per me, è cantare ai piccoli le canzoncine, fare della propria voce un istante, indelebile e prezioso, di cura.

lunedì 13 novembre 2017

Perchè la voce di mamma ai bimbi piace tanto.

La storia dell'amore dei più piccini verso la voce della loro mamma parte da lontano. Esattamente dalla magia di quel tempo vissuto all'interno del pancione,quando suoni e ritmi scandiscono mirabilmente i primi aneliti di vita.
Si! perché la vita non inizia al momento della nascita, ma ben prima.
Dal concepimento in poi si può parlare di vita prenatale, quel tempo denso di esperienze vissuto nel ventre della madre nel quale accadono cose essenziali  per lo sviluppo di un essere umano.
Il  feto è in grado di immagazzinare (in una forma che rimarrà come impronta nel corpo,il corpo infatti non dimentica nulla) tutte le esperienze vissute. Per questo si parla di imprinting: la memoria che permane, come ricordo, nel corpo e che per il feto è addirittura memoria embrionale.
Gli studi di Salk confermano come la memoria  legata agli stimoli uditivi sia tangibile, nelle risposte dei neonati da lui osservati, all’ ascolto del battito cardiaco e della voce materna.
Ed è proprio per  la voce materna che è importante fare un discorso tutto a parte, il feto ha una naturale inclinazione all’ ascolto, e nell’utero ascolta la vita attraverso la voce della mamma che,rivolgendosi a lui, può mostrare le meraviglie di un mondo ancora tutto da scoprire, ma già presagito nella molteplicità di inflessioni e sfumature emotive che la voce materna è in grado di veicolare.
Il bimbo in utero abita un corpo ( quello materno) che si fa orchestra : battito cardiaco, borborigmi intestinali, rumori ossei, respirazione …tra tutti si staglia , come suono proiettato al contempo sull'interno e sull'esterno, la voce materna.
Questa esperienza è stata adeguatamente rappresentata da Didier Anzieu con il termine di  bagno sonoro attraverso il quale descrive quello straordinario concerto che è la vita intrauterina.
Il profondo legame simbiotico  che unisce la mamma con il suo bambino fa si che egli mostri maggiore interesse verso il suono della voce della persona cui è intimamente connesso.
La proprietà fondamentale dell’orecchio, come afferma Tomatis, è infatti non tanto sentire, ma sapere cosa sentire e la voce di mamma, come suono amato, è il primo oggetto del suo ascoltare. Tendere l’orecchio ( che in epoca fetale significa recepire il suono come vibrazione sul corpo) è il primo gesto percettivo che la natura mette in atto in ogni essere umano.

La voce di mamma è dunque un suono desiderato, che si alterna al silenzio, che  nutre il bambino affettivamente realizzando quello che viene chiamato allattamento sonoro.
Questo valore affettivo, radicatosi nei nove mesi di vita intrauterina, non fa altro che trovare conferma alla nascita, unendo, come un ponte, il prima ed il poi e alimentandosi  ogni volta che la mamma si rivolge al bimbo con dolcezza, cantando, parlando o raccontando storie e filastrocche.


venerdì 4 settembre 2015

Il peso delle parole.Libere riflessioni sul cuore di un testo musicale.

Chi mi conosce sa quanto ami le parole.
Amo quell’armonia che sanno creare sulla bocca delle persone, quando il pensiero diventa suono.
Ma anche quella complessa architettura che, a partire dal segno, riempie lo spazio bianco di un foglio di carta o ( nella nostra era digitale ) sempre più spesso, di uno schermo…..mi stupisce sempre come piccole impronte nere, silenziose, ordinate, possano arrivare al cuore, sospendere il fiato, raccontare una storia, spalancare nuovi spazi alla coscienza.
Tutto questo è meraviglioso …che si possa tradurre un pensiero, un desiderio, un’intenzione, usando forme inconsuete e in tutto ciò  veicolare un senso… che è poi quello di chi, quelle parole, le ha sentite nascere prima nel suo cuore.
Perché la differenza, penso,sempre, la faccia  l’emozione provata  nel mettere in fila parole che diventano un ponte, un luogo condiviso tra il  me e il  te, tra chi fa e sente, e chi riceve.
Lo sanno bene i poeti che sono un tutt’uno tra l’essere e il dire.
Allora, da qui, la riflessione volge al testo di una canzone…si , perché, al pari delle parole, amo le canzoni che  a volte sono veri e propri testi poetici, a volte il manifesto  di un’idea, un pensiero, a volte un modo per divertire, alleggerire e alleggerirsi.
La canzone è una melodia che diventa parola, una complessa traduzione simil lessicale del suono, nel sommarsi delle intenzioni….. chi compone la musica, chi scrive il testo e anche chi l’ascolta. 


E succede che, quando ascoltiamo una canzone, veniamo praticamente travolti da un elaboratissima amalgama di cuore, pensieri, emozioni…dove, quello che prima colpisce, è ovvio (per merito della fascinazione che la musica è in grado di suscitare  nell’animo umano), è l’andamento melodico e ritmico, ma che poi, come in un’alchimia perfetta, vedrà musica e parole procedere all’unisono avanzando con una grande unità di intenti, in direzione delle corde più profonde dell'ascoltatore.



lunedì 20 aprile 2015

Il bimbo canzone. La musica siamo noi.

Percepiamo la musica in un modo talmente fisico e profondo da farla sembrare legata in modo intimo e indissolubile al nostro stesso essere.
In realtà è proprio così, afferma Lowen nel suo testo Bioenergetica che il termine persona cela un grande significato : persona è colui, colei che per sòna o sòna (suona) per.
Esistere, Essere, è suonare, vibrare per…. Per chi ci ama, per chi ci ascolta, per chi ci attende, ma anche solo per noi stessi..per il piacere di manifestarci al mondo.
Qualche tempo fa ho letto la storia che segue, in un libro pieno d’amore…e che ora vi condivido, perché vibri dentro di voi, con tutto il senso che con sé trasporta, come è già successo a me , quando la lessi.
Nel cuore di ciascuno di noi c’è una voce che sa, una canzone capace di ricordarci ciò che più apprezziamo e desideriamo, qualcosa che sapevamo fin dalla nostra infanzia.
In Africa orientale c’è una tribù che crede che questa canzone esista prima ancora della nascita. In quella tribù,la data di nascita di un bambino non è il giorno in cui viene al mondo e neppure il giorno del suo concepimento,  come accade in altre tribù,ma l’attimo in cui nella mente della madre è nato il pensiero di quel bambino .
Conscia della propria intenzione di concepire un figlio con un certo uomo, la madre va nella boscaglia e si siede sotto un grande albero.
Rimane seduta e ascolta attentamente fino a quando ode la canzone del bambino che spera di mettere al mondo. Dopo averla udita, torna al villaggio e la insegna a colui che sarà il padre così potranno cantarla insieme, mentre faranno l’amore, invitando il bambino ad unirsi a loro.
Dopo il concepimento la donna canta la canzone al bimbo che porta in grembo, poi la insegna alle donne anziane che faranno da levatrici, così che durante il travaglio e nel momento miracoloso della nascita il bambino venga salutato con la sua canzone.
Dopo ogni nascita, tutti gli abitanti  del villaggio imparano la canzone del nuovo membro della tribù e gliela cantano ogni volta che cade o si fa male. La canzone viene cantata nei momenti di trionfo, durante i rituali e le iniziazioni. Quando il bambino diventa adulto la canzone entra a far parte del cerimoniale del suo matrimonio e, alla fine della sua vita, i suoi cari si raccolgono intorno a lui e gliela cantano per l’ultima volta.*

Cosa aggiungere? Così vera che lascia senza parole… solo un pensiero … che vorremmo tutti udire la nostra canzone, ma forse se ascoltiamo bene bene, se sappiamo far silenzio..potremmo udirla, e cantare anche noi la nostra melodia.





*La sorgente del cuore di Jack Kornfield in Il Libro del cuore di R. Carlson e B. Shield, Sperling e Kupfer Editori.

mercoledì 3 settembre 2014

Canto Prenatale: cos'è..

Il canto prenatale è una disciplina, che s’ispira ai principi della musicoterapia, specifica per il periodo della gravidanza,nasce in Francia in seguito agli studi ed alle sperimentazioni di una cantante lirica francese, Marie Louise Aucher che denominò psicofonia la sua disciplina di riscoperta di una vocalità particolarmente efficace per un personale  sviluppo armonico.
L’obbiettivo della psicofonia è la voce  “ incarnata”, una voce cioè che parla del corpo in unità con tutte le sue parti.
In seguito, M.L. Aucher ebbe l’occasione di lavorare con le gestanti e ne osservò gli innumerevoli benefici su mamma e bambino.
Nello specifico la disciplina utilizza la voce materna, parlata e cantata,  al fine di creare un’esperienza di armonizzazione psicofisica profonda ed un nuovo sapere di sé.
Per quanto riguarda la mamma da un punto di vista psicofisico l’esperienza della vocalità crea in lei una maggiore presenza a sé, una nuova centratura  sulle proprie potenzialità, sui propri desideri.
Inoltre regolarizza ed amplia il respiro, scioglie le tensioni ma anche vivifica il corpo. Da un punto di vista emotivo la aiuta a sentire il suo bambino  ed a comunicare con lui.
Per quanto riguarda il bambino maggiore ossigeno ( il volume di fiato necessario al canto è maggiore rispetto a quello richiesto nel parlato) significa migliore ossigenazione di tutti i suoi organi.
 Le vibrazioni della voce materna accarezzano tutto il corpo del piccolo in formazione, favoriscono la nascita del sé, comunicano amore ed accoglienza e accrescono in lui le attitudini musicali.
L’attività di canto prenatale è un percorso di benessere e crescita in una relazione, quella mamma-bimbo, che si va costruendo istante dopo istante fin dalla gravidanza.
In questo momento è possibile dare un apporto significativo al farsi della relazione, la musica ed il canto ne sostengono le tappe in modo sostanziale.
Il laboratorio di canto prenatale è un momento di gioia condivisa, nel quale la mamma ed il suo piccolo, dialogano  in ascolto reciproco.



lunedì 10 febbraio 2014

Voce di Mamma..cantare al bimbo nel pancione.

Quale valore, ma anche quale significato ha per la mamma cantare e parlare al suo bimbo mentre è dolcemente cullato dai lievi movimenti del corpo materno?

Ogni volta che mi trovo con una gestante nei miei corsi di musica in gravidanza, non posso che emozionarmi con  queste mamme che provano l' intensa esperienza del rivolgere la propria voce ad un piccolo essere in formazione, un essere solo immaginato, ancora mai visto….un piccolo tanto amato, un’anima già completa, un figlio!
Cogliere il senso di un tale atto di amore è segno di grande umanità e grazia e condividerne gli istanti, è per me come entrare in uno spazio sacro: quello della simbiosi mamma- bimbo.
La voce è uno strumento potente che manifesta in modo completo l’affettività, è il codice più autentico della comunicazione.
Le sue caratteristiche, il tono, il colore, il ritmo, la modulazione rappresentano per il bambino un vero richiamo alla vita nei sui aspetti più piacevoli e non c’è bisogno di comprenderne i significati, le parole ed ogni suono vocale sono immediatamente amati  dal bimbo nel pancione.
Il suono dolce e bellissimo della voce che canta si tramuta in oggetto intermediario della relazione : la mamma sceglie una melodia, un testo, un tono, un’articolazione ritmica, come fossero un dono,  con l’intenzione di coinvolgere il suo bimbo, e allo stesso tempo ella racchiude, nel gesto sonoro,  il desiderio di comunicare tutte le sensazioni che prova : l’allegria, lo stupore, l’affetto,la sorpresa.
Mamma e bimbo alternano  attese e sollecitazioni reciproche e s’incontrano in uno spazio che vibra in sincrono.
Il canto che la mamma dona al suo bimbo è una musica che si libra su un territorio immaginario, dove la melodia, il ritmo,l’intensità diventano comunicazione  in grado di creare nuovi spazi mentali con e per il bambino.
Ed ecco dunque come questo canto favorisce non solo l’espressione delle emozioni ma rende il corpo materno una casa ancora più piacevole da abitare perchè opera sull’efficacia del respiro, che diventa più ampio e profondo e sulla distensione neuromuscolare, perchè favorisce il rilassamento del tono.
La voce dal corpo riceve la vita e al corpo la restituisce in uno scambio vibratorio che anima e vivifica. Concedersi l’esperienza musicale del  cantare durante la gravidanza, di fare così un tipo di musica attiva, è una grande opportunità: quella di rivolgersi al proprio piccolo, accogliendolo , con amore,prima che venga alla luce.


domenica 3 novembre 2013

L'accudimento sonoro


di Elisabetta Ciancaleoni

Stare con i bambini in musica è un fatto tanto semplice quanto naturale.
Nel tempo in cui viviamo, un tempo spesso saturo di tante sonorità, si rende necessario riabituarci ad esso  o meglio considerare un nuovo uso del musicale,più attento e più ecologico.
Si considera ecologico il fare della musica uno strumento in grado di  accompagnare in modo sano la quotidianità e comprendere il contributo del musicale nelle prassi di cura ed educazione ai bambini.
 Quando incontro le mamme dei corsi di accompagnamento alla nascita, nei nostri percorsi musicali, il primo passo è guidare la persona verso l'incontro con la propria esperienza di accudimento sonoro: come noi per primi siamo stati accuditi anche in termini sonori? 
qualcuno cantava noi canzoni, recitava filastrocche?
a volte questi ricordi sono presenti, altre no…..è un dato reale che ci aiuta a comprendere le nuove generazioni ed a porre in atto nuove buone prassi di cura dei piccoli.
Si rende necessario però, oggi, apprendere l’accudimento sonoro che altro non è che un modo semplice ed utile di prendersi cura dell’altro (e di sé) con il suono, intonare un canto nei momenti di gioia, di gioco o di tristezza, nei momenti di coccola o di quotidianità , conoscere e riconoscere la propria musicalità e saperla condividere con chi ci è accanto, saper valorizzare  e apprezzare anche il silenzio, come spazio accogliente che può riempirsi di musica.
Costruire un repertorio di canti, filastrocche che venga reso proprio e non rimanga nei libri, o nei cd, ma faccia parte del bagaglio personale della persona, rappresenta certamente l'occasione per una relazione ad alto contatto: la musica , il canto nella relazione con i più piccoli richiedono sguardo, contatto fisico, condivisione di un tempo condiviso denso di emozione e scambio reciproco.
Ma perchè tutto ciò diventi reale, e sia realmente fruibile, la musica deve essere vissuta su di sé, essere praticata, anche in percorsi appositamente predisposti affinchè se ne colga, nell’esperienza diretta, il grande potenziale espressivo e comunicativo, il significato sociale e socializzante, lo spessore emotivo.

Oggi anche l'educazione musicale più vincente è quella che tende, nel suo fare, verso un recupero del sentire del corpo, come luogo di partenza e di arrivo della propria musicalità : vivere il suono spontaneo, improvvisare, fare-essere ritmo, esprimere il sentimento in musica…laddove il corpo, nella sua unità di materia e psiche, si esprime senza vincoli e censure, la persona è una nel suo sentire ed essere creativa.
il benessere personale nasce infatti dal sé che si esprime liberamente, autenticamente, in profondità, ma sempre con facilità..e con leggerezza.
I bimbi di queste nuove generazioni chiedono una strada che li porti ad essere uno, nella loro unicità, che dia loro spazio, tempo e ascolto. Che insegni come vivere e far propri questi importantissimi aspetti dell’esperienza.
Mostrare una strada, e percorrerla insieme al contempo, è dunque il nostro primo dovere di genitori ed educatori.


martedì 11 giugno 2013

Lo Spazio del Far Musica. Suggerimenti nella relazione con i più piccoli.




Il suono rappresenta per bambini un significativo spazio/tempo vitale, una  risposta a motivazioni interiori profonde e l’opportunità per un completo sviluppo affettivo e simbolico. L’esperienza musicale, in virtù di queste qualità può dunque trasformarsi in un efficace strumento di promozione educativa. 
Fare musica insieme ai bambini significa creare quel clima di affetto e accettazione necessario per incoraggiare la fiducia in sé, aiutare il bambino a sperimentare come il suono possa rappresentare un elemento molto importante nel rapportarsi con la realtà : quella dentro e  quella fuori di sé.
L'esperienza musicale, ascoltata o prodotta, permette un gioco continuo di "rimandi" tra il vissuto interno e quello esterno.
Gli strumenti da utilizzare con i più piccoli sono semplici ed accessibili: filastrocche, ninne nanne, canti, non-sense, giochi ritmici con il corpo e gli oggetti... questi elementi rientrano nel campo della musica attiva cioè  quella che viene creata "attivamente" appunto, dalle parti in gioco nella relazione.
Tra tutti, la voce è lo strumento principe: essa permette di comunicare in modo naturale e diretto aspetti di sè e coinvolgere, grazie a questa autenticità, l'altro in maniera totale ed immediata.
Nel canto infatti anche chi ascolta con-vibra (o vibra-con) agevolando l'aspetto più empatico del musicale, non è un caso se possiamo affermare che il canto "incanta". 
I canti, se hanno un testo, possono descrivere, narrare, ambientare paesaggi emotivi; il loro
"riuso"  ha come obiettivo primario quello di creare persone capaci di ascoltare, di capire la musica, di comunicare attraverso di essa, di fare musica nelle loro famiglie e con gli amici.
Le principali funzioni d’uso  di filastrocche e canzoni sono : ludiche ( cantilene che accompagnano il gioco nelle sue diverse espressioni) ricreative o di intrattenimento ( filastrocche recitate in vari momenti della vita sociale, alcune con l’intento di divertimento) o più propriamente didattiche e d’insegnamento. Alcuni canti e filastrocche possiedono compiti più precisi, come  far addormentare,attirare l'attenzione o impegnare nel gioco.
Attraverso il cantare, il suonare, il danzare ( muoversi su brani musicali) è possibile progettare una valida proposta educativa, focalizzando l’attenzione sul piacere che i bambini possono trarre dall’ attività musicale.
E' il piacere, infatti, l'aspetto in grado di permettere l’assimilazione dei modelli musicali della propria cultura. 
I tre aspetti del far musica, inscindibili nell’ educazione infantile, sono:
  • ritmo ( come organizzazione temporale )
  • il movimento
  • gli strumenti musicali
Le filastrocche, e gli altri generi, possono contribuire al processo dinamico verso la crescita e l’autonomia del bambino. Contribuiscono ad esempio allo sviluppo del linguaggio. A tale proposito Roberto e Ester Seritti, (1983) scrivono:
"Se l’apprendimento del linguaggio verbale trae la sua origine dall’ ascolto delle prime lallazioni verbali, l’apprendimento di quello musicale trova il suo riscontro nelle prime lallazioni cantate che fanno parte del patrimonio musicale, sociale, ambientale, linguistico e dialettale, storico ed etnico del popolo.(…)"
Lo spazio del far musica insieme, nella scuola di ogni ordine e grado, nell'educazione in genere, nelle famiglie, rappresenta per i bambini una straordinaria occasione per apprendere empiricamente come la musica rappresenti un'eccellente mezzo di espressione e comunicazione.

mercoledì 5 dicembre 2012

Canto Prenatale. La preparazione alla nascita in musica



                                                          di Elisabetta Ciancaleoni


Il canto prenatale è una preparazione alla nascita che si rivolge alla mamma ed al suo bambino e lavora per stabilire una relazione materno-fetale più consapevole, equilibrata e serena.
La gravidanza, la vita prenatale, sono un periodo unico nel quale  mamma e bambino sono costantemente impegnati nell' intessere  un dialogo continuo, denso  di messaggi corporei, psichici ed emozionali.
Attraverso l’utilizzo del suono e della voce si realizza una comunicazione non-verbale che stimola lo sviluppo strutturale e funzionale del sistema nervoso del nascituro, la voce della madre, infatti, costituisce uno stimolo sensoriale e neuroaffettivo di estrema importanza, capace di lasciare un’impronta indelebile sulla struttura nervosa in formazione del bambino.
I sentimenti e le emozioni della madre si trasmettono al  bambino attraverso  vie ormonali ed empatiche ed influiscono sullo sviluppo della sua personalità e sul suo benessere, in particolare le emozioni positive si trasmettono al bambino nella forma di un benefico flusso di endorfine.
Da un punto di vista corporeo il canto aiuta la mamma a :

- ampliare il respiro  regolarizzandone naturalmente il ritmo

- gestire il movimento diaframmatico, migliorare l'ossigenazione corporea

- liberarsi  dai sintomi dello stress


Negli incontri di preparazione alla nascita di Canto Prenatale la mamma impara ad usare la voce  come mezzo di comunicazione e trasmissione degli stati affettivi, scopre il piacere di cantare per il suo bambino, contribuendo così al suo sano sviluppo. La respirazione ampia e regolare, necessaria al canto, distende il tono muscolare materno, le vibrazioni prodotte dalla voce operano sul bambino  un benefico massaggio.
La ricerca di “ninna nanne”, filastrocche e nenie da cantare - raccontare al bambino, unisce mamma e bambino nella costruzione di un bagaglio sonoro comune  per prendersi cura del piccolo prima e dopo la nascita.


Le attività svolte all’ interno del corso di canto prenatale prevedono:

-  Distensione corporea per il rilascio delle tensioni muscolari
- Vocalizzi mirati all’esplorazione delle zone di risonanza del corpo
- Massaggi sonori attraverso l'ascolto ed il canto
- Esercizi sulla respirazione per permettere l’ampliamento e il controllo del diaframma
- Canto di brani scelti secondo la loro capacità di rilassare o attivare, comprensione della loro portata    emozionale e immaginativa;
- Costruzione di un repertorio di ninne nanne, filastrocche e  canti per bambini
- Rilassamento guidato con brani musicali scelti.

Gli incontri di Canto Prenatale hanno la durata di 1 ora, si consiglia abbigliamento comodo ed un paio da calzini pesanti.
Incontri presso la sede di Kerè in via Ho Chi Min 38 Spello.
Partecipazione su prenotazione al 3338255160- Elisabetta Ciancaleoni o info@elisabettaciancaleoni.it.




mercoledì 16 maggio 2012

CreareEssere in musica. Dove il Suono-Arte incontra la persona e la sua espressività

di  Elisabetta Ciancaleoni





È creativo colui che ha intuizioni, chi riesce a vedere cose mai viste prima da nessun altro,
chi riesce ad udire cose mai viste prima da nessuna altro, in questo caso vi è creatività.
Osho




Relazione al convegno  VALORIZZARE LE RISORSE PERSONALI E COMUNICATIVE PER UN PROCESSO DI  CAMBIAMENTO”  organizzato dalla A.S.L n. 3 presso la sala Alesini di Foligno. Marzo 2010.
 
Il seguente contributo pone la sua riflessione al ruolo  del musicale come  attivatore delle risorse personali espressive e creative, il contesto è quello dell’improvvisazione di gruppo all’ interno della programmazione degli incontri di musicoterapia.
In particolare esso volge il suo sguardo verso due ambiti: l’essere ed il creare, concepiti come micro-cosmi identificativi del  percorso compiuto dalla  persona  verso l’incontro tra il sé e la manifestazione della propria espressività.

Ogni proposta sonora di origine naturale, artificiale e strumentale crea nell’essere umano degli stati di attivazione, delle risposte  comportamentali, delle sagome gestuali che possono essere percepite  più o meno consapevolmente da chi le vive, ma che sono sempre e comunque reali.
Il suono, per esempio,  modifica la frequenza del  battito cardiaco, la profondità della respirazione, induce nuovi atteggiamenti posturali, cinetici, sensoriali,  che rendono manifesto quanto è stato vissuto dalla persona  a livello somatico e psichico.
La relazione suono-essere ha, per l’uomo, una caratteristica di circolarità, torna cioè al punto dal quale parte, l’individuo che si pone in relazione del suono da lui prodotto sia come ricevente che come emittente.
La per-sona è soggetto che suona-per  (Lowen): esso suona anche dentro di sé, mentre al tempo stesso si pone in risonanza con quanto lo circonda  e per mezzo di questa sua presenza sonora al mondo  materializza il suo stesso modo di esistere e di comunicare.
Attraverso  l’esperienza musicale recettiva, o attiva che sia, l’uomo sonoro costruisce senso con e intorno alla musica (Gino Stefani)  soddisfando la ricerca di significato posta al centro della sua esperienza esistenziale.
Creare ed essere si pongono su due piani strettamente interconnessi.
 Il primo è legato al dato tangibile della creazione musicale e artistica come realtà che prende forma nel fare.
Il secondo legato al nucleo profondo della persona, sede di desideri, istinti vitali, attitudini, e che proprio in questo creare, manifesta i tratti significativi della sua essenza.
Ma vediamo ancora più a fondo:
Il  creare è concepire l’evento musica  nella sua globalità ed anche scomporlo nelle parti che lo costituiscono, nel valore sinestesico sostanziato nella connessione con diversi linguaggi espressivi,non solo quello musicale, affinchè un suono prodotto ed ascoltato possa liberarsi, secondo associazioni individuali, in colori, odori, gesti, parole e dalla sua immaterialità possa così rendersi presente.
È vivere la musica  come elemento in grado di stimolare enormemente le risorse personali della persona,  in quanto capace di favorirne  l’espressione, la condivisione, l’organizzazione   e la manifestazione al mondo.
È fare musica non solo attraverso gli strumenti musicali, ma anche con la voce-parola,  il corpo, il segno grafico, il gesto, perché in primis è la persona nella sua globalità espressiva  : una nella molteplicità dei suoi linguaggi. Creare come affermare al mondo la propria esistenza,   e rinnovarla per mezzo di un prodotto, (pensiero- emozione) che diventa forma e che rappresenta il ricordo di quell’atto creativo primo che è stato la nostra venuta al mondo. 
L’essere
Rappresenta tutti i percorsi che la  persona compie verso se stessa e all’incontro con se stessa, secondo il manifestarsi nella propria unicità.
Vie soggettive che vedono la centralità dell’uomo che nel suo processo creativo è singolare protagonista, in grado, inoltre di accogliere, comunicare e creare a partire dalla musica che emette e riceve su di sé.
L’essere si sostanzia in una nuova concezione del materiale sonoro come luogo e occasione d’incontro della persona con la sua autenticità, ambito di un nuovo sapere di sé e delle proprie potenzialità e quindi terreno fertile all’evoluzione personale in quanto ogni nuova conoscenza, aggiungendo sempre qualcosa di più al proprio stato ne rappresenta la concreta evoluzione.
Dunque ogni manifestazione  creativa della persona, è un atto unico e irripetibile, è la sua voce, è il suo dire al mondo: “ IO CI SONO” .
Qui è la rinascita. Nel momento in cui noi affermiamo al mondo che ci siamo, ogni atto creativo che compiamo ci permette di ri-essere, mostrando nuovi aspetti di noi, a volte orizzonti ampi e non considerati.

Tutto questo è essere e creare  in musica.


Bibliografia
AA.VV. a cura Ricci Bitti P.E., Regolazione delle emozioni e arti terapie, Roma, Carocci editore 1995
Bence Léon-Mereaux Max, Musicoterapia trad. it. Anna Conciato, Milano, Xenia Edizioni 1990, (ed. orig. Musique pour guérir, Francia, Editions Van De Velde 1988).
Cremaschi Trovesi Giulia, Musicoterapia. Arte della comunicazione, Roma, Magi edizioni 20072
Imberty Michel a cura di J. Tafuri, L. Callegari, Suoni emozioni significati, trad. it. Johannella Tafuri-Laura Callegari, Bologna, Clueb 1986, (ed. orig. Entendre la Musique. Semantique psycologique de la musique, Paris, Dunod 1975).
Lowen Alexander, Bioenergetica trad. it. Lucia Cornalba, Milano, Feltrinelli 2004, (ed. orig. Bioenergetics, New York, Coward, McCarin and Geoghen, Inc. 1975).
Osho, La Creatività, Ed. Riza, 2005.
Scardovelli Mauro, Dialogo sonoro, Bologna, Cappelli Editore 1992.
Gino Stefani, Luca Marconi, Il senso in musica:antologia di semiotica musicale, ed.Clueb, 1987.
















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domenica 1 aprile 2012

Il Suono del silenzio,musicoterapia e autismo.


                                             


di Elisabetta Ciancaleoni

estratto relazione al convegno " Le buone prassi nei centri socioriabilitativi: tecniche innovative a confronto" La Tre coordinamento servizi sociali Asl n 3.



Dal punto di vista storico la musica come terapia è insieme antica e recente : ha radici profonde e diramazioni sempre in aumento, lo sviluppo della musicoterapia come professione iniziò quando fu sperimentato il potere della musica come modulo espressivo.
Questo potere risiede nella natura intrinseca della musica e nella  sua concordanza con i sentimenti umani, le emozioni,  i modi di essere. 
Tale concetto si ritrova nella letteratura degli egiziani, negli scritti della Grecia classica, con Pitagora che stabilì che particolari intervalli musicali erano utili alla salute e con Platone che legò la musica al benessere spirituale, numerosissime  poi le storie ed i miti che ratificano una certa idea curativa della musica : nelle pagine bibliche David con il suono della sua arpa allevia il dolore di Saul,  Orfeo con la sua musica riusciva  a commuovere addirittura le creature dell’Ade.
Gli studi intorno all’utilizzo del musicale in ambito terapeutico si inaugurano nel 1950 quando un gruppo di musicisti professionisti iniziò a suonare negli ospedali e dirigere in quei luoghi cori e bande musicali.Quello che oggi è necessario è distinguere tra un effetto terapeutico fortuito della musica e l’uso conscio della musica come mezzo di trattamento.
La musica come strumento terapeutico ha il potere di cambiare il modo di funzionare dell’individuo.
La musicoterapia  utilizza quindi la musica come agente di cambiamento, per stabilire un rapporto, per alimentare crescita e sviluppo dell’individuo, per promuovere la realizzazione dell’essere, la musica viene cioè utilizzata consciamente per l’ottimizzazione dell’essere e del divenire.
Incontrarsi in un ambito musicale, costituendo un setting determinato ed organizzato, significa condividere qualcosa di molto profondo, emotivamente coinvolgente e ricreare, per mezzo di questi elementi, la nostra prima esperienza nella vita.
Anzieu d’altra parte definisce la nostra esperienza in utero con il termine di bagno sonoro.
Nella mt la prima esigenza è di rivolgersi alla persona attraverso il musicale, il fare musica da parte dell’altro può significare molte cose a seconda dell’obbiettivo terapeutico.
Le attività più comuni sono il creare, il ricreare, l’ascoltare musica.
La creazione di musica può comprendere la scoperta di suoni, l’improvvisazione attraverso gli strumenti musicali, la composizione e la notazione.
Ricreare può comprendere la riproduzione di suoni, l’ascolto della musica può comprendere il rilassamento, l’ascolto in movimento, l’immaginazione ed una moltitudine di altre attività.
La musica può essere ascoltata, vista o sentita, trasmessa, attraverso forme visive e sensazioni, può essere proposta unitamente ad altre forme artistiche.
La musicoterapia coinvolge  inoltre l’utilizzo completo di tutto ciò che è contenuto nella musica, comprese le vibrazioni  e le risonanze, tutte le manifestazioni di risposta nei confronti della musica e del terapeuta.
3. Autismo:linee guida dell’approccio musicoterapico

Dalla definizione dell’autismo del DSM IV e ICD 10 rileviamo la compromissione qualitativa dell’interazione sociale, della comunicazione verbale e non verbale, modalità di comportamento ed interessi  ristretti e ripetitivi.
Nel contesto della presa in carico globale della persona con autismo, si inserisce nel percorso riabilitativo anche la musicoterapia, disciplina che utilizza il non-verbale, crea contatti  e per queste sue caratteristiche, primariamente quella di essere indipendente dai parametri linguistici e culturali,  risulta avere notevoli potenzialità.
L’attività si configura come un intervento multidisciplinare di carattere umanistico,  è un metodo creativo che utilizza la musica in modo funzionale come strumento per destare,  accrescere ed espandere la consapevolezza di sé, degli altri e dell’ambiente. 
Il musicale,  elemento base dell’approccio, viene proposto nelle sue interconnessione con le arti e discipline quali la Pnl umanistica ed il Dialogo sonoro.
L’approccio umanistico permette di considerare l’essere umano come entità, dove il tutto è maggiore delle parti. La base teorica di riferimento ribadisce la centralità della persona,  sostiene che gli esseri umani hanno un potenziale interno molto superiore a quello che comunemente sviluppano.  Autori come Rogers e Maslow hanno affermato che dentro ogni essere  umano ci sono un po’ tutte le risorse necessarie alla sua evoluzione.Secondo questo approccio la crescita dell’essere umano può essere paragonata a quella di un organismo che tende per sua natura ad autorealizzarsi , necessita solo del terreno adeguato.
Il Dialogo sonoro è la tecnica di musicoterapia che  procede per fasi predeterminate.
Nella prima, per favorire la creazione del rapporto si ricalca la postura,  la fisiologia,  la gestualità, cogliendo lo schema energetico che soggiace una determinata manifestazione : si può infatti  per es. ricalcare un movimento con la voce, un vocalizzo con un gesto, questo fa si che il matching (o ricalco)  non sia una semplice imitazione, ma un procedimento più profondo in grado di cogliere quell’ aspetto nascosto che sta dietro: lo schema energetico temporale che soggiace l’agire e manifestarsi della persona.
 Il ricalco ha due funzioni principali la prima è quella di comunicare all’altro che ci si trova nella sua stessa lunghezza d’onda,  la seconda è quella recuperare informazioni provenienti  non solo dal canale visivo ed uditivo.
Le fasi successive sono andare al passo (pacing) e condurre o (leading).
Nella conduzione si ha l’introduzione della novità ad opera del terapeuta che usa la sua creatività, empatia e partecipazione.
Ciò che avviene è quindi una sorta di lettura musicale dell’altro ( quasi egli fosse uno spartito musicale) ed una traduzione sonora del suo mondo.
L’intervento musicoterapico può modificare la comunicazione stereotipata dell’autismo attraverso la tecnica del tema con variazioni dove alcuni aspetti del materiale sonoro musicale dell’altro viene variato gradualmente pur mantenendo un grado di riconoscibilità.
Da un lato ciò crea una base rassicurante, dall’altro pone i presupposti di un possibile cambiamento.
Attraverso l’elemento sonoro musicale  si ricreano le intense emozioni della relazione madre bambino:  l’elemento sonoro musicale  costituisce l’area transizionale all’interno della quale avviene la relazione e  con la sua funzione regressiva permette di incontrare la persona proprio dove essa si trova.
Nell’azione vera e propria del far musica  e di rispondere agli stimoli musicali l’individuo prova sensazioni immediate psicologiche e fisiologiche che si articolano sui diversi piani dell’essere. La realtà concreta del percepire attraverso l’udito, la vista,  il tatto, il movimento e le emozioni porta l’individuo nel presente ed apporta risultati immediati (Anderson 1977).
5. Finalità :obbiettivi  specifici del trattamento
La musica offre un’opportunità non verbale di creare contatti, ha il potere di coinvolgere il corpo su di un piano multidimensionale, pertanto può aprire nuove vie verso la crescita umana e personale.
In particolare attraverso di essa si può condurre la persona verso uno sviluppo ed un potenziamento del sé.
Il sé va considerato come il nucleo profondo di ogni individuo, sorgente di crescita, somma di tutte le costituenti della persona, corpo, attitudini, fattezze, abilità, desideri,  bisogni.
D’importanza cruciale per lo sviluppo del sé sono i rapporti sociali.
L’impiego del suono e della sua valenza affettivo-emotiva porta ad uno sviluppo comunicativo relazionale che passa attraverso diversi stadi di consapevolezza e presa di contatto con la realtà con ripercussioni sulle capacità comunicativo relazionali e di interazione sociale.
Inoltre si possono favorire  il benessere e l’autoespressione  come fine primo ed ultimo di ogni essere umano. 


Bibliografia

Mauro Scardovelli Il dialogo sonoro, Nuova Casa Editrice Cappelli, Bologna, 1992.

Kenneth E. Bruscia Definire la Musicoterapia - Percorso epistemologico di una disciplina e di una professione , Gli archetti, Ismez, Roma, 1993.

Rogers, C.R. La terapia centrata sul cliente, Martinelli, Firenze, 1970.

Maslow, A.H.Verso una psicologia dell'essere, Ubaldini, Roma, 1971.

M. Emerenziana D'Ulisse, Federica Polcaro Musicoterapia e autismo, Il Minotauro, 2000.

Didier Anzieu L'io pelle. Prospettive della ricerca psicoanalitica. Borla,2005.